Ieri sera ho seguito sulla 7 un bellissimo spettacolo, stile monologo da mattatore, di un certo De Paolini che ignoravo e che mi è parso bravissimo. Ricostruiva il racconto della ritirata degli alpini dal Don nel 1943, sulla falsariga del “Sergente nella neve” di Rigoni Stern. Mentre lo seguivo andavo facilmente e più volte a due riflessioni:- molto del racconto era nei dialetti bergamasco, bresciano e veneto. Pensavo che se fossi in guerra mi piacerebbe aver vicino quella gente, che ammiro molto, anche se spesso viene definita e presa in giro come, esagerando, materialistica e volgare. Forse rappresentano l’unica Italia, quella dall’Adda a Trieste, che possiede uno spirito proprio e pulito, che si potrebbe chiamare italiano. Un retaggio della Repubblica Veneta, l’unica grande entità che per secoli sia restata libera dal dominio straniero. Non il Piemonte, una raccolta di montanari assiemati da un principe francese, diventato italiano per necessità di potere; non Milano, che da tempo ha perso, a causa del mercantilismo, ogni precisa connotazione; non il centro Italia, con un popolo presuntuoso e anche pericoloso, prima fascista e poi comunista indefinitamente, in nome dei propri interessi; non Roma, che sconta il luminoso passato lontano sotto il peso di un lungo potere papale e dell’accentramento del potere politico nazionale. Del Sud, che italiano non fu mai dopo la caduta dell’Impero Romano, meglio non parlare. Un amico veneto deprecava anni fa la lega di Cambrai che, organizzata dal Papa, 500 anni fa mise un limite alle aspirazioni in terraferma dei veneziani; senza quell’errore forse avremmo avuto un’Italia veneziana, non male a pensarci bene.- I grandi comici, si fa per dire, del nostro passato recente, da Sordi a Tognazzi e Gassman, quando ci si metteva, non mi hanno mai fatto ridere; e finora attribuivo questa mia difficoltà ad una mia deficienza psicologica, magari anche presuntuosa. Ieri sera le battute in dialetto degli alpini al fronte mi divertivano moltissimo, come se fossero “mie”; forse c’è un rapporto con la prima riflessione, non mi piace ridere del nostro deriderci come italiani, quando l’esercizio è sistematico e pressochè unico.
Archivio per Ottobre 2007
30. 31 10 07 Il Nordest è l’Italia?
Ottobre 31, 200729. 29 10 07 Logica
Ottobre 29, 2007Ieri i telecronisti di Palermo-Inter ipotizzavano che Ibrahimovic, entrato in campo diffidato, si facesse ammonire per scontare la squalifica mercoledì con il Genoa ed essere in campo domenica con la Juve. Il cervello non diceva loro che se Ibra, squalificato o no, non giocasse con il Genoa, sarebbe comunque presente con la Juve.
28. 27 10 07 Delusione
Ottobre 27, 2007Ho seguito ierisera per un po’ l’intervista di Anna Finocchiaro sulla Sette. Una delusione terribile. La credevo una donna intelligente e aperta. Il solito ego smisurato dei politici, ma pazienza. Invece è apparsa anche priva di qualsiasi interesse fuori dalla politica e mancante della minima propensione all’humour. Una staliniana triste, mamma mia. Era magistrato: immagina a trovartela di fronte in tribunale!27 10 07
27. 26 10 07 Turbamento
Ottobre 26, 2007Il solito amico che mi rifornisce via email di pornografia fotografica divertente stavolta mi manda una foto di una ragazzina dal volto molto carino, di ragazza dalla porta accanto. Mi piace. Clicco e c’è un’altra foto della ragazzina, stavolta con mammella in vista. Provo a insistere, compare tutto il seno nudo. Avanti: la ragazzina è di colpo in posa ginecologica, senza mutande. Il suo sorriso non è cambiato. Cliccando ancora seguono altre varianti della medesima posa, il sorriso sempre uguale. Io ci rimango male, ritorno ad essere l’adolescente che mitizzava la donna, per qualche minuto sono turbato come per moltissimo meno mi capitava allora. Non credo però sia un turbamento sensuale, mi sembra causato da uno sfregio al concetto di bellezza, una cosa terribile.
26. 25 10 07 PARTECIPAZIONE
Ottobre 25, 2007Sono vecchio ma ancora curioso, ed ho molto tempo libero. Mi interesso anche di politica. Ho deciso di iscrivermi ad Circolo della Libertà per capire cos’è.Non è un circolo come lo vorrebbe il significato della parola; non ci si incontra e si discute. Si partecipa. E’ già una prima forma di delusione.Ieri ho partecipato ad un incontro con un assessore e collaboratori del Sindaco Moratti.Doveva cominciare alle 18, però l’assessore aveva dei problemi e sarebbe arrivato solo alle 19.45. Intanto si è cominciato senza di lui, alle 18.40. Il tema doveva essere l’ambiente a Milano, in parole povere la decisione della Moratti di far pagare un ticket per l’ingresso in centro.Ha esordito un giovanotto pelato, dei dintorni morattiani, molto imbarazzato e poco chiaro, che non ha detto nulla. Poi ha parlato un avvocato, vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano. L’aria di brava persona, certo non solo l’aria. Ha insistito sul concetto che finalmente si fa qualcosa di serio soprattutto per creare una mentalità ambientale nei cittadini. La tassa in sé è antipatica, ma è l’unico mezzo per trasmettere il concetto. Poco concreto e poco informato, per sua stessa ammissione. Però aveva il compito di tirare in lungo ed è arrivato alle 19.15. Dicendo anche le solite fesserie ambientali sull’auto elettrica, addirittura su quella solare, come se si rivolgesse a dei cretini e infatti anticipava le obiezioni degli ascoltatori, andati crescendo con il solito viavai delle riunioni politiche, fino ad una quarantina di persone fluttuanti.Avrei voluto chiedergli come funziona il ticket con le moto e i motorini, ancora molto più inquinanti delle auto; anche come mai non si tassano i condomini che vanno ancora a gasolio. Non ne ho avuto modo. Continuavo a pensare che devo documentarmi al meglio sulle vere doti della marmitta catalitica, sulla quale nutro atroci sospetti.L’unica persona seria presente, il Presidente del mio Circolo, cercava invano di far dare la parola al pubblico. Invece ha preso a parlare un rappresentante della Associazione Proprietari di Case (che finanzi la Moratti?) che ha infilato anche lui la solita lista di fesserie, delle quali ne ricordo due. Bisogna abbattere il rumore: già, ma come? E, idea meravigliosa, far pagare il ticket di ingresso a Milano ai non residenti, che andrebbe dedotto dall’IRPEF (sic!). Non ha detto come e se, con logica conseguenza, quelli che vengono a Milano per acquisti o per spettacoli andrebbero parzialmente rimborsati con il medesimo provvedimento.
Finalmente arriva alle 19.45 l’assessore, un tipo giovanile ilare entusiasta. Si cerca di convincerlo a limitarsi a rispondere alle domande del pubblico. Ma no, vuole comiziare sull’Expo 2015 a Milano. Non mi interessa proprio, ho capito molto di quello che volevo capire e me ne vado a casa.
Deve aver ragione il mio amico: la sinistra tende a chiaccherare, la destra vuole un capo cui ubbidire. Tristissimo.
25. 25 10 07 NEVER COMPLAIN NEVER EXPLAIN
Ottobre 25, 2007Mi infastidisce parecchio la generale tendenza alla facile lamentazione. Lo so che è molto umana, ma penso che vada contrastata, magari gentilmente, mentre quasi sempre prevale un cenno di approvazione e di associazione.La vita può essere presa in positivo o in negativo, lo sappiamo bene. Ed esistono parecchi casi e circostanze in cui è giusto lamentarsi; inoltre è evidente che spesso che le sfortune della vita si accaniscono verso persone particolari, che è doveroso aiutare e consolari.Però nella grandissima parte dei casi non è così. E andrebbe spesso ricordato che la vita è fondamentalmente bella, che l’esserci è una fortuna, come è facilmente dimostrato dalla generale riluttanza a considerare ed accettare la morte.Recentemente le condizioni di vita sono molto migliorate ma sembra che nessuno voglia rendersene conto e dichiararlo. Che la nostra vita materiale sia in costante miglioramento è anche inutile trattarlo, tanto è ovvio.Sono però parallelamente convinto che l’uomo in sé è molto dubbio che sia migliorato e che i suoi problemi psicologici sono rimasti fondamentalmente gli stessi, nelle due categorie del tempo e dello spazio.Circa lo spazio, mi piace ricordare una conversazione di vent’anni fa con una matura signora somala, responsabile della dogana di Bosaso, un porto sperduto sul golfo di Aden, al Nord, forse il posto più fuori mano che abbia mai toccato, raggiungibile solo per aria (2 h da Mogadiscio) e per mare. La strada fu da noi costruita successivamente e chissà in quali condizioni si trova oggi. La conversazione mi meravigliò moltissimo: la signora viveva lì, alla frontiera del mondo, senza TV, solo con la radio, e senza la grandissima parte dei tratti di benessere da noi noti, però avemmo una normalissima conversazione, parlando di figli, di scuola, della vita in generale, come avrei potuto fare con una qualsiasi altra donna (o uomo) incontrata casualmente in giro per il mondo.Circa il tempo mi piacerebbe moltissimo parlare con un antico romano per confrontare la nostra cultura e la nostra posizione psicologica, però sono sicurissimo che ci intenderemmo alla perfezione; leggendo Orazio od Ovidio trovo moltissime conferme in proposito, livello letterario ovviamente a parte. E’ molto “creazionistico”, lo so benissimo, ma è quel che penso. Però la gente non cessa di lamentarsi, ed io vedo, almeno qui in Italia, che la solita cultura corrente da me deprecata è più portata a non solo giustificarlo, ma anche a sollecitarlo.Forse è sempre stato così, perché la nostra è una cultura pessimistica, si dice per essere di matrice cattolica rispetto ad altre più ottimistiche, in primis quella americana.Però pessimismo e abitudine a lamentarsi non sono esattamente la stessa cosa, si può essere pessimisti ma accettare la propria condizione, mentre mi sembra che esistano molte ragioni essenzialmente politiche che tendano da noi ad impedirlo, usando anche, per esempio, il mito del progresso, che notoriamente mi sta di traverso.L’esempio corrente più evidente è l’istituzione del mito del precariato, che è servito a sostituire il problema della disoccupazione, non più sostenibile, viste le orde di stranieri accorsi per riempire le nostre necessità produttive.Ma anche “il costo della vita” o “la globalizzazione”; perfino la comunissima espressione “con i tempi che corrono” in uso ormai da parecchi decenni. Le famiglie che non riuscirebbero a tirare a fine mese, i mutui che è impossibile pagare, gli ospedali che non funzionano, la malasanità. Perfino i milioni di persone che in tutto il mondo muoiono di fame (ed in massima parte, non è affatto vero).La politica ci marcia a tutto spiano, soprattutto quella di sinistra, che vorrebbe lo Stato sempre più potente e che ha bisogno di problemi da risolvere, esattamente come le agenzie immobiliari hanno bisogno di appartamenti da vendere per sopravvivere. Specialmente dopo il tramonto dell’utopia comunista.Nessuno che osi far notare quanto oggi si stia meglio rispetto al passato (anche, pur se in misura minore, in Africa). I bisogni crescono con il benessere e le lamentele rimangono costanti. Come la povertà, visto che viene misurata in relativo, definendola come un reddito sotto la metà di quello medio. Per fare i conti del necessario per una vita dignitosa si includono un pasto settimanale in pizzeria e l’ormai indispensabile telefonino, più i 15 gg al mare d’estate. Tutto giusto, intendiamoci, ma nessuno che ricordi che queste spese erano ignote, come il condizionamento o la TV, ai nostri nonni. Devo però confessare un mio personale sospetto: che -neanche tanto sotto sotto- la gente sia d’accordo con me e quando si lamenta lo fa per abitudine ed anche per non sembrare troppo benestante, un peccato insopportabile da noi.Ed infatti la popolarità di fondo della sinistra va lentamente declinando. Se la gente chiede per prima cosa la sicurezza teme per quello che ha. E tende dentro di sé ad associarsi alle campagne di lamentele intendendo che in realtà sono per far star meglio gli altri, pensando di star già sufficientemente bene, e sempre evitando di ammetterlo. Altrove lo hanno capito così bene che la sinistra ha fatto pragmaticamente propri molti temi della destra. Se sono un ottimista devo chiudere ottimisticamente, no? 24 10 07
24 22 10 07 Razzismo e correttezza politica
Ottobre 22, 2007Esiste la libertà di pensiero ed esiste la correttezza politica, spesso una contro l’altra armate.Una delle espressioni più evidenti della seconda è l’esasperazione del concetto di uguaglianza degli uomini, soprattutto dal punto di vista razziale. Nato come uguaglianza di fronte alla legge e poi sviluppato in democrazia: un uomo, un voto.Ma gli uomini non sono uguali, per fortuna, e si raggruppano spesso non solo in base alla razza ma anche ai loro costumi ed alla loro storia, dando origine a differenze marcate che però la correttezza politica non permetterebbe di rilevare, perché si genererebbe un giudizio “razzista”.Una volta andava di moda la forza fisica, oggi va più l’intelligenza. Quindi guai a stilare classifiche basate sull’intelligenza.Che i negri siano mediamente più forti si può dire, ma guai a dichiararli mediamente meno intelligenti.Il famoso James Watson, co-scopritore della doppia elica del DNA, ha osato farlo e il cielo gli è piovuto addosso, costringendolo a ritrattare. Si tratta di un giudizio che la grandissima parte degli uomini condivide, forse anche dei negri intelligenti, ma guai a dirlo. Watson, un darwiniano ateo, non mi sta simpatico, lo considero uno scienziato fissato con lo scientismo; però se esprime un giudizio basato su fatti oggettivi, almeno per quanto lo riguarda, si può benissimo confutarlo. Se invece fosse un’opinione, ha tutto il diritto di averla e manifestarla. Invece no, non può. La Levi Montalcini gli dà subito dell’imbecille e per dimostrare la sua recente conversione alla politica lo paragona a Storace.Una Gabanelli, che non riesco a guardare senza pensare all’androginia (chissà se posso dirlo), stella nascente dei conduttori TV, bravissima a parlare mischiando fatti e sue personali opinioni gabbate per verità, ieri sera paragonava le qualità e abitudini dei nostri uomini politici con quelle dei corrispondenti svedesi. Con tranquillità, come se noi fossimo uguali ai nordici (forse non aveva visto la calma e la misura dimostrata da Raikkonen dopo aver capito di essere diventato miracolosamente il campione del mondo in Formula 1). Ogni volta che si va anche per brevi periodi in Italia meridionale ci si convince che l’unità nazionale è assolutamente irraggiungibile. Tanto per limitarci al positivo, i meridionali sono certo più felici e più intelligenti, furbi non si può dire, di noi. Vivono bene, in un ambiente certamente non svedese, con il nostro contributo economico, ma la correttezza politica non permette di rilevarlo, pena l’accusa di razzismo.Etichetta quest’ultima piuttosto incomprensibile nel caso delle due Italie, perché se fossimo due razze sarebbe logico che rilevassimo le differenze; se invece apparteniamo alla medesima razza, le diversità dipenderebbero dalla storia, e la Gabanelli potrebbe tranquillamente paragonare i politici meridionali a quelli settentrionali, esercizio che però risulterebbe certamente “razzista” ed è quindi improponibile.Ho il sospetto che le razze in realtà non esistano o siano poco differenziate, ma che il concetto di razzismo faccia comodo più a chi lo depreca che non ai suoi nemici. Uno dei tanti nominalismi correnti. 21 10 07
23. 22 10 07 Rabbia juventina
Ottobre 22, 2007Ieri sera ho visto Juve-Genoa 1-0. Gli juventini sono grintosissimi, quasi incazzati, come l’avessero con il mondo e fossero davvero vittime di una congiura. Picchiano di brutto. Chiellini è una specie di Facchetti con propensioni delinquenziali. Mi sbaglierò ma non possono durare.
22 10 07
22. 20 10 07 Ratzinger precario
Ottobre 20, 2007Sono stato anch’io una sorta di fiancheggiatore della religione (l’espressione ateo-devoto non mi piace perché non ho tendenze né verso l’ateismo, né verso la devozione), Wojtila non mi era mai piaciuto, però ponevo molte speranze in Ratzinger, speranze forse irrazionali, perché non vedo proprio come si possa sollecitare artificialmente un ritorno non dico alla religione, ma almeno alla morale tradizionale, come a me sembra debba esistere nel cuore di tutti. Se deve accadere, accadrà per i fatti suoi, come un riflusso di marea.L’uscita del Papa sul precariato mi ha fatto però cadere le braccia, una incredibile cretinata, indegna di una persona intelligente.Non credo esista uno solo dei politici che deprecano il cosiddetto precariato che creda a quel che dice, tutti lo fanno solo per sollecitare il vittimismo di possibili elettori.Per un Papa è diverso: la Chiesa Cattolica è universale per definizione e il significato di precariato è noto solo agli italiani, adoratori del posto fisso, un idolo molto pericoloso nel mondo d’oggi. Se il Papa lo depreca, per di più sul piano etico, lo fa per rincorrere il gregge, la peggiore abitudine dei religiosi recenti, e fuori d’Italia nessuno lo capisce, perché quasi dovunque la fissazione del posto fisso è ignota, essendo ben chiaro che di fisso, tranne che nel sistema pubblico italiano, non c’è nulla. Se poi l’affermazione fosse davvero causata dal desiderio di difendere la famiglia, perché i giovani precari non potrebbero sposarsi, allora povero vecchio papa a crederlo!Un imprenditore italiano cattolico si troverebbe, se volesse ascoltare la rampogna papale, a scegliere tra la trasformazione in “fissi” di tutti i suoi precari e quindi il rischio del fallimento e la forma elusiva di lasciarli tutti a casa, magari senza alternative di lavoro.La dottrina sociale della Chiesa non riesce evidentemente ad uscire dalle pastoie ottocentesche che confondevano, qualche volta a ragione per quei tempi, l’imprenditore con il padrone, dalle braghe bianche naturalmente, e il salario come una forma di beneficenza. Ha le sue giustificazioni nell’enfasi data assurdamente alla “creazione dei posti di lavoro”, trattata come una forma di beneficenza e non come ad un’iniziativa capitalistica basata su un conto di costi e ricavi, con ricadute sociali.La Chiesa esalta il benessere e alla fine la felicità terrena, proprio così, ma non riesce a mettersi d’accordo con il capitalismo, secondo me per il lato populistico originario del Vangelo, una delle tante cose che il Cristianesimo dovrebbe trovare il modo di aggiornare, oltre al nono Comandamento. Per quanto mi riguarda, questa grossa delusione provocatami da Ratzinger, mi spinge ancora di più a chiudermi in me e dimenticare il mondo, a coltivare, volterrianamente, il mio giardino, anche se questa attività se diventa unica è assai meno piacevole. 20 10 07
21. 16 10 07 Bamboccioni ma precari
Ottobre 16, 200716 10 07I giovani votano e vanno quindi circuiti. Con tutti i mezzi.
Già esiste il mito del precariato: non so se esiste un altro Paese come l’Italia dove si corteggia un ormai radicato penchant per il “posto fisso” con ogni mezzo, senza alcun timore del ridicolo, accettando la filosofia del concedere sempre nuovi diritti senza contropartita. La legge Biagi ha favorito l’inserimento dei giovani ai posti di lavoro legalizzando forme di contratti di lavoro provvisorio senza copertura pensionistica. Con un effetto maligno, da coperta corta: oggi le società assumono giovani solo con questi contratti, prima di trasformarli, dopo qualche anno, in definitivi, e dopo aver visto che il giovane vale, spesso solo sotto la pressione di una lettera di dimissioni. Sindacati e altri demagoghi vorrebbero l’eliminazione di questi contratti, i quali però assicurano comunque un’occupazione in un Paese che fatica a tenere competitivo il proprio costo del lavoro. Eliminarli perciò avrebbe l’effetto di riportare in auge un altro problema, ben più grave del precariato, quello della disoccupazione. Così la politica ha creato un altro mito, quello del “bamboccione”, ma non nel senso di volerlo condannare per starsene a casa a farsi lavare le camicie dalla mamma e tutto il resto, bensì come vittima di un sistema che tenendo bassi e poco protetti i loro primi contratti non offre loro alternativa al sostentamento genitoriale (sappiamo tutti che vi sono altre concause, anche più determinanti di questa, ma lasciamo perdere). Bamboccione, però precario.
Per ovviare a questa “ingiustizia” cosa ho sentito proporre ieri sera da Enrico Letta, che pure passa, lui e la sua pelata anzanizzante, da giovane brillante? Di favorire i laureati assunti precariamente con la possibilità di ricuperare ai fini pensionistici gli anni di laurea, riportando il loro costo ai ridicoli livelli dei miei tempi. Oggi infatti, dopo che ci si è accorti quanto costava alla previdenza una concessione del genere, i costi del ricupero sono saliti a livelli definiti proibitivi.Siamo alle solite. Tanto vale regalare loro la copertura pensionistica. Le idee dei politici sono sempre quelle: rinviare al dopodomani, alle future generazioni, i problemi. Parlare della riduzione del deficit, ma favorire la creazione in futuro di altre cause di deficit.
Senza pensare che, nel caso in questione, i figli possono permettersi di fare i bamboccioni con i soldi che i genitori hanno avuto, in cambio di una supposta tranquillità socio-politica, da provvedimenti che hanno creato deficit. Ma ai nipoti, sempre che i bamboccioni/precari facciano figli, chi ci pensa?