Questo periodo di avvio della campagna elettorale è un happening e mi diverte.
Di programmi o discussioni sul cosa fare per ora nemmeno l’ombra. Siamo ancora all’etereo, all’immaginario, al “il mio papà è più bravo del tuo”. Veltroni ha sfidato B. su questo terreno ed ieri si è reso conto che l’avversario è sempre tosto. Quando è apparso in TV era tutto spettinato.
Della possibile fusione tra FI e AN non mi scandalizzerei affatto, sempre che non rimanga un artifizio elettorale, come è probabile. Mi sono fatto una certa conoscenza dell’ambiente del cosiddetto partito di B. -dal lato dei Circoli della Libertà-e se non fossi vecchio e temprato a mille battaglie me ne sarei ritratto inorridito. Dietro B. c’è il nulla ed i suoi ufficialetti al fronte attendono ordini che quasi mai arrivano, come il tenente Drogo del “Deserto dei Tartari”. Va bene che le ideologie del XX secolo sono defunte, però un minimo di tensione e di dibattito non farebbe male. Invece le riunioni sono per applaudire personaggi di effimera vita politica o per discorsi da bar pieni solo di slogan, sorseggiando aperitivi e raccontandosi le ultime amenità personali.
AN è forse l’ultimo partito tradizionale rimasto: in omaggio al desiderio italico di apparente cambiamento, gli altri partiti continuano a cambiare faccia, nome e spesso anche politica. AN invece vive ancora dei giovanotti “nazionali” di 40 anni fa, mentre i suoi nemici di allora si sono quasi tutti dati al management, alla magistratura o, gli scarti, fanno finta di resistere nei partitini di sinistra. Una fusione con AN sarebbe per FI un trauma non da poco e si capisce come le figure alla Tremonti, Schifani, Vito, ecc. di questi tempi dormano male; i sostenitori attivi dovrebbero passare dal reggere la coda ai maggiorenti allo studio della politica e del suo linguaggio e dei problemi che la politica dovrebbe risolvere, pratica oggi affidata al solo B.
E poi si pensi al povero Casini, detto Pier. Nel giro di 24 ore si è trovato a scegliere se farsi assoggettare o correre da solo, magari anche dovendo chiedere quattrini al suocero. Ieri appariva come sotto choc: lui, sempre pronto alle sottigliezze raffinate, alle trovate democristiane, al tirare a campare in base al quotidiano perchè domani è un altro giorno, ora rischia di dover remare su un singolo, contro equipaggi di otto con timoniere.
Non lo invidio. Era arrivato al lamento:” Ma perchè alla Lega l’alleanza è concessa e all’UDC no?” Pronta una risposta, dopo una cena Bossi-B.: perchè la Lega (e forse lo sarà anche UDEUR) è un partito locale, a sud di Roma non si presenta. E adesso pover uomo, Pier cosa farà per scontare di aver osato mettere in dubbio la leadership di B.? Busserà alla porta della Rosa Bianca?
Sic transit gloria mundi.