Da ragazzo, ma anche finchè non lasciai la casa paterna a 30 anni, abitavo a S. in una bella casa, molto prossima alla Prepositurale. La finestra della mia camera era a meno di 100 m dal campanile, che a quei tempi non era una semplice appendice della chiesa. Le campane suonavano tutte le mattine e la domenica più volte; l’orologio batteva tutte le mezz’ora e per due volte tutte le ore.
Non ho mai pensato che fosse un fastidio, nemmeno nelle notti insonni, che anche allora mi ero abituato a trascorrere. Era un fatto che faceva parte della realtà quotidiana e lo si accettava con naturalezza, senza protestare o maledire.
Ora questo tipo di suono è stato abolito e sarebbe grave scandalo riprenderlo.
Mi sembra un fatto da meditare. Non credo che i nervi si siano indeboliti nelle persona media, semplicemente vogliamo semplificare la vita eliminando anche le piccole cause di fastidio. Abbiamo preso l’abitudine di lamentarci per qualsiasi ragione anche modesta e gli intervistatori televisivi ne approfittano per riempire di lamenti le loro quotidiane interviste. La vita si è semplificata nei suoi aspetti fondamentali, ma la distanza dalla felicità non è affatto diminuita. Al contrario, il confronto con il passato recente vorrebbe dimostrare che si sta peggio.
Ho l’impressione che la colpa sia della democrazia. L’elettore va sempre coccolato e i suoi lamenti accettati e confermati. I genitori ed i politici sono più accettabili se comprensivi. I preti del motto: “La vita è dura ma l’avvenire sarà santo”, non vanno più bene.
La vita è dura, anzi durissima, e l’avvenire è stato abolito. Se ne sta cercando il responsabile, ma si tratta di una ricerca molto difficile.