Non c’è niente di cui io diffidi come delle sparate ambientalistiche.
Continuo a sentir dire che l’amianto è micidiale, quasi fosse stricnina. Ma si può mangiare e c’è chi l’ha fatto per dimostrare che non è affatto velenoso. I suoi guai sono derivati dagli stabilimenti nei quali veniva lavorato, cioè impastato laminato e tagliato in grande quantità e continuazione. Brandelli anche microscopici del minerale vagavano all’interno di queste officine e gli operai, respirandone l’aria, si ammalavano di asbestosi, che a lungo poteva anche provocare la morte ostruendo i bronchi e gli alveoli polmonari. Ma negli ambienti dove l’amianto era posato, non si correva nessun rischio. Ricordo che anni fa i dipendenti della mia società richiesero una verifica perchè nei condotti di ventilazione c’era amianto per insonorizzare; l’ASL scoprì che nei locali ce n’era meno che in strada, dove i bus liberavano particelle d’amianto dai ferodi dei freni.
Tuttavia l’amianto è ancora considerato un nemico mortale e la sua eliminazione richiede pratiche complesse e costose. Io ci rido, anzi ci piango su, anche perchè sono state passate per legge provvidenze a favore di chi ha lavorato in ambienti “amiantizzati” anche in misura minima, provvidenze che a questo nostro stato imbecille, e quindi a noi, sono costate molti soldi.
Questa esperienza mi ha reso molto diffidente nei riguardi di qualsiasi materiale venga indicato come nemico pubblico ecologicamente parlando.
La diossina è tra i più perseguitati, dai tempi dei defolianti in Vietnam, dove la persecuzione riguardava notoriamente anche i soliti americani, ma dove le quantità in gioco erano effettivamente elevate.
Bruciando a certe temperature i composti contenenti idrocarburi e cloro si forma una certa quantità di diossina, ma comunemente in quantità così modeste da essere misurate in picogrammi, un parolone che tratta i miliardesimi(!) di grammo.
Si dice che la diossina sia cancerogena, ma basta una breve esplorazione in Internet via il miracolo di Google per far nascere numerosi sospetti sulle reali conseguenze. La diossina non è un problema per la respirazione, ma per l’ingestione, il contrario dell’amianto. I test sulle cavie, nelle solite dosi per cavie, cioè elevatissime, dimostrerebbero che esse possono morire di cancro. Ma l’uomo è molto più grosso e finora non si sono dimostrate morti per diossina dimostrabili.
Attorno al caso di Seveso si è fatto un gran can-can; però sono passati decenni e le statistiche sulle morti di cancro nei dintorni dimostrano che si sono verificate meno morti di tumore e meno malformazioni neonatali non solo di quanto si temeva, ma anche di quanto si verificava prima dell’incidente. Naturalmente la notizia è stata soffocata.
Gli attuali rapporti USA ed Europei ufficiali, continuano a dire che la diossina è pericolosamente cancerogena, però ammettono che può essere provocata da normali incendi nei boschi e normali combustioni in cortile. Non ci sono tracce della sua presenza negli uomini al di fuori di qualche picogrammo nella nostre parti grasse che non bastano certo a provocare guai. E’ estremamente probabile, ma non certo, che qualcosa nel nostro modo di vivere ci porta ad avere un aumento del cancro, ma la causa precisa è ben lontano dall’essere scoperta. Come è noto c’è un strano parallelismo statistico tra l’igiene e la diffusione dei tumori.
E’ certo che le tracce di diossina nell’aria sono da anni in diminuzione.
Altra cosa sono i rifiuti delle discariche abusive, che essendo molto vari possono contenere veri e propri veleni, che spesso vengono chiamati “diossina”. Il problema non è nominalistico, perchè attribuisce un pericolo inesistente alle discariche controllate e ai bruciatori di rifiuti, con il risultato, come ora nel Napoletano, di distogliere l’attenzione dai veri pericoli.
Però diffondere timori dà lavoro e quattrini a molti e le povere masse (o moltitudini come le chiamava Dostojewskji) adorano che la loro paranoia venga sollecitata e giustificata. Non c’è niente da fare, solo aspettare, come è successo questi giorni a Napoli con i rifiuti , che i profittatori alla Pecoraro Scanio vengano sbugiardati. E anche indignarsi, ma sempre meno, perchè alla fine ci si abitua a tutto.