Ieri sera C. mi ha fatto vedere un film vecchio di 35 anni: “Imputato in attesa di giudizio” con Sordi che, alla mercè della burocrazia e del sistema giudiziario italiano si fa ingiustamente alcuni mesi da galeotto, prima di essere liberato ormai al limite della pazzia. Si tratta di una parabola assurda ma istruttiva.
Primo, oggi un film così non sarebbe possibile. Si ribellerebbero, forti del politicamente corretto, giudici, avvocati, agenti di custodia, poliziotti. Allora al governo c’era la DC che sopportava pazientemente questi evidenti attacchi al sistema statale che essa rappresentava, tanto per lasciar sfogare un’opposizione impossibilitata ad andare al governo.
Secondo, mi sono chiesto se il timing della ricomparsa di questo film non sembri collegato (e so benissimo che non può esserlo) alle attuali vicende giudiziarie che ripropongono il problema della carcerazione preventiva. Tra queste vicende la più appariscente è certamente quella di Gravina, dove un padre è in carcere non si capisce con quale motivazione, soprattutto dopo che casualmente è risultato che i suoi figli sono stati molto probabilmente vittime di un incidente. Sempre ieri sera a Matrix è apparso un giudice/scrittore che per difendere la magistratura ne ha dette di tutti i colori e Mentana non ha voluto o potuto ribellarsi, dato che ormai il diritto di critica ai rappresentanti della giustizia è stato sostituito da una prudenza incredibile. C’è in carcere un accusato di omicidio, e già il fatto che si possa tenere per mesi in carcere un accusato senza processarlo a me sembra un scandalo, ma passi; la prima certezza di cui si dovrebbe essere in possesso è che l’assassinio esista, però anche quando questa certezza è praticamente scomparsa, la carcerazione è sostenuta dal giudice/scrittore con l’argomento che la certezza non è al 100%. Cioè, i termini legali sono rovesciati: l’accusato potrà essere liberato solo quando l’incidente fosse provato al 100%; si è innocenti solo se lo si può dimostrare senza ombra di dubbio (per convincersene basta osservare come viene considerato l’alibi nei processi mediatici: se l’accusato non è in grado di procuraselo, allora è certamente colpevole). Mentana ha sentito queste assurdità, ma non ha osato replicare; solo si torceva un po’ le manine per dimostrare imbarazzo, come a far capire che forse qualcosa si sarebbe potuto obiettare. Però anche Mentana deve avere paura: se un giudice squinternato ha fatto cadere un governo, ce ne può benissimo essere un altro che, nella marea di leggi e di ipotesi di reato a disposizione, riesca a trovare quella giusta per fargli fare la fine di Tortora.
L’habeas corpus, cioè la libertà fino alla condanna definitiva assicurata anche da un rilascio su cauzione, ecco un sogno per il nostro sistema giudiziario.